Pensieri e divagazioni intorno alla musica e al cinema
Help!!!!
Qualcuno sa dirmi per quale motivo continuano a sparirmi le foto dai post??

Attendo con impazienza di risolvere il mistero..
Misty
Nel tentativo di conciliare il filone cinematografico con una dovuta dove di "tecnicismo" (dovuto anche alla gradita partecipazione di settimosenso e antox), mi è venuto in mente un nome: Louis Armstrong.

Armstrong era una serie di cose e nessuna di esse: non era solo uno strumentista di ottimo livello, non virtuoso, ma precursore dei tempi, dotato di grande sensibilità musicale e di grandi doti improvvisative (apprese durante la “gavetta” nel palcoscenico della strada), tamburista, prima, e trombettista, poi; era anche un cantante dalla voce calda, roca, “di gola” come diremmo noi, sporca ma vibrante ed emozionante come poche. La leggenda vuole che egli abbia inventato la scat, tecnica vocale che consiste nel cantare mediante l'utilizzo non di parole ma di fonemi a scelta, solitamente durante l'improvvisazione: sembra che nel 1926, durante l'incisione di Heebies Jeebies con il suo gruppo "The Hot Five", Armostrong si sia trovato a dover improvvisare una parte del brano a causa della caduta del foglio sul quale era scritto il testo. All'epoca le registrazioni venivano effettuate su dischi di cera, e, il più delle volte la comlessità della procedura e i costi elevati obbligavano ad un unico take. In realtà, sembra che da diverso tempo egli si allenasse all'imitazione dello strumento mediante l'uso della voce.
Spesso, però, si dimentica che Armstrong è stato anche un “caratterista” della Hollywood dei tempi d’oro, dei fratelli (Bros) Warner, dei viali del tramonto, dello zio Oscar di Bette Davis, del bianco e nero, delle coreografie di Busby Berkeley

(quello delle ballerine riprese dall’alto come delle “sincronette”), impersonando, a volte se stesso, a volte parodiando il clichè dell’uomo di colore, personaggi che lo resero inviso alla comunità nera.
Armstrong rappresenta una commistione rara ma non unica per l’epoca. Fondamentale, per comprenderne la figura, è l'evitare di isolarlo dal contesto sociale e musicale, per paragonarlo ai grandi dei decenni successivi (leggi bopper, per esempio). Il significato che ha avuto Armstrong per l’evoluzione del jazz non può essere disconosciuto: la sua “fame d’amore” (come è stata definita) vive nella sua musica e nelle sue memorabili interpretazioni.
Per chi avessi voglia di (ri)scoprirlo, consiglio la bellissima raccolta della Columbia Jazz, Louis Armstrong 1955-1966, che riunisce le migliori incisioni di Armstrong ed Orchestra di quel periodo.
Permettetemi, però, di citare anche un film nel quale Armstrong ha una piccola parte: Alta Società (High Society), una commedia musicale del 1956 di Charles Walters, con un brillante Bing Crosby, uno smagliante Frank Sinatra e la bellissima Grace Kelly (nel suo ultimo film, poichè di lì a poco sarebbe diventata principessa di Monaco).

Armstrong interpreta se stesso, canta una sola canzone (High Society Calipso) ed esce di scena.
Il tutto contornato dalle canzoni di Cole Porter, incontrastato autore (insieme ai Gershwin Bros) delle più belle songs del secolo scorso.
Nel film ci sono pezzi storici anche se non tra i più conosciuti (Who wants to be a millionaire; True love;Mind if i make love to you).
Su di loro torneremo presto.
Il trànsfuga del classico.
Un ringraziamento per l'invito, soltanto poche parole per sostenere l'idea che il jazz rappresenti un completamento indispensabile per il musicista classico. Purtroppo la realtà è ben diversa, molti miei colleghi sembrano non apprezzare questo genere musicale, forse per snobismo o forse perchè il repertorio della musica classica è veramente sterminato e non basta una vita per approfondirlo. Eppure i punti di contatto non mancano: rag-time e fox-trot me ne sono capitati nelle musiche di Stravinskij, Casella e compositori come Sostakovic e Milhaud hanno attinto con piacere a quella grande risorsa che è il jazz. L'elenco potrebbe essere lungo ma vorrei fermarmi a Martin Butler autore di una strepitosa composizione intitolata "jazz machine" eseguita lo scorso anno per la stagione della Scala al teatro degli Arcimboldi, devo dire che non mi sono mai divertito tanto. Ebbene spero che questo blog possa avvicinare tanto i musicisti "colti" quanto le persone che si perdono nel "commerciale" a questa straordinario genere musicale che è il jazz.
Scrivere di qualcosa che fa parte del proprio dna è semplice e difficile allo stesso tempo. Lo si può fare a cuor leggero sulle riviste di settore, ma rivolgersi ad una platea sconosciuta impone l'utilizzo di qualche 'appiglio'.
A volte esistono coincidenze che è bene portare alla luce, senza enfasi ma con la dovuta cosequenzialità. Bene. Se l'artista cinematografico che ha ispirato il nome del blog di mistyjazz era un bianco taroccato da nero (Al Jolson), il genere 'cool jazz' prese le mosse negli anni cinquanta (è coetaneo del rock) come risposta dei bianchi alla tradizionale musica jazz be-bop in voga allora, appannaggio di artisti neri del calibro di Gillespie e di quel mostro sacro del sax che fu Charlie Parker.
Cool jazz è la musica sviluppata da una messe di grandi artisti bianchi, da Lennie Tristano a Shorty Rogers e Gery Mulligan, per citarne solo alcuni, passando per geni del tipo di Miles Davis e John Lewis, anagraficamente neri. E' un genere transtemporale, uno dei pochi ad essere nato moderno e rimasto tale a distanza di cinquant'anni, senza bisogno di radicali mutamenti genetici. E' la musica di chi, giovane d'età o soprattutto di spirito, si sente musicista mancato per la passione con cui finisce per immedesimarsi in ritmi che gli risultano familiari fin dai primi ascolti.
Non importa se le note vengono assaggiate dal piccolo raggio laser di un lettore cd, oppure dalla sottile puntina di una testina Shure. Il risultato è garantito per ogni fascia di età, ciò che conta è il feeling con ciò che si discosta dalla massa, dall'usuale, dal commerciale, ma nonostante questo fa tendenza.
Se vi va la musica morbida, d'atmosfera, mai schizofrenica come il be bop, il cool jazz fa per voi. Se poi siete di indole pigra e un po' diesel come chi scrive, ma amate le suggestioni lunghe e ripetitive, come solo il consumo di alcaloidi altrimenti vi potrebbe regalare, vi sembrerè di aver beccato il pusher giusto. Troverete sia brani stagionatissimi e immortali come quelli celeberrimi, di Miles Devis, artista dalle mille collaborazioni, che altri più recenti, più moderni, sebbene tutto il cool jazz abbia un'impronta di modernità, come quelli del batterista Billy Cobham (imperdibile l'album 'Crosswinds' del '74, dalle atmosfere a dir poco magiche).
Il fascino di questa musica è tale che anche il rock anni settanta ha conosciuto punti di incontro con il cool jazz, fatte salve le debite distinzioni. Uno per tutti il brano 'Lazy' dei Deep Purple, sia nell'esecuzione da studio contenuta in 'Machine Head' che in quelle live di 'Made in Japan' o in qualche bootleg, si avvicina clamorosamente alle atmosfere delle cool session più tradizionali, enfatizzato dai picchi musicali che solo la preponderanza di watts, tipica di questo grande gruppo rock, avrebbe potuto esprimere in quegli anni.
Evito di produrmi nello sterile elenco di ulteriori pezzi consigliati, vi potrete giungere da voi stessi consultando la discografia degli artisti che ho citato sopra.
Buon jazz a tutti e..., mi raccomando, quando nei paraggi si aggirano addetti ai lavori, pronunciatelo secondo natura, ovvero giàs con la esse 'dolce', onde evitare di essere additati al pubblico ludibrio e di finire alla gogna mediatica!
Questo in basso è Al Jolson, il mio ispiratore: volevo farvelo conoscere. E' stato il primo cantante "cinematografico", anche se, come è facile intuire, era un "bianco" truccato da "nero". Per chi non l'avesse visto, il film è divertente, unche se abbastanza sopra le righe. Va comunque visto, se amate il cinema, perchè è una pietra miliare. Di qui è partito non solo il cinema moderno (sonoro), ma anche la commedia musicale americana.

In un altro film (bellissimo), si cita spesso Il Cantante di Jazz come un film rivoluzionario: il film è Cantando Sotto la Pioggia (regia a quattro mani di Gene Kelly e Stanley Donen).

Su quest'ultimo nulla da dire: un film splendido, con un grande Gene kelly, ma soprattutto, numeri di ballo e canto portentosi (Donald O'Connor su tutti).
Primo quesito che ho posto a me stessa: come lo chiamo questo blog?!?
L'argomento era già stabilito a priori:in questo periodo della mia vita la musica ha preso un tale sopravvento su tutto il resto che pensare a qualcosa che esuli da quest'ambito mi riesce, francamente, difficile.
Poi mi è venuto in mente Al Jolson.attore sconosciuto ai più, ma passato alla storia per avere (dignitosamente) interpretato il primo film sonoro della storia (1927) Il Cantante di Jazz...
Di lì il passo (mio) è stato breve: io sono La Cantante di Jazz 
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