Pensieri e divagazioni intorno alla musica e al cinema
C'è un ambiguo rapporto tra la realtà e la finzione: a volte di netta separazione; altre di emulazione; altre ancora di capovolgimento, ciò che sembra non è, e ciò che non poteva essere, invece, è.
'Vicini di casa' è un esempio perfetto del terzo tipo: la finzione e la realtà divergono proprio nel momento in cui non te l'aspetti, mentre in un primo momento i piani paiono intersecarsi perfettamente.

Belushi, John, recitazione modesta e grande personalità, è Earl: casa tranquilla e vita 'noiosa' nella spenta provincia americana, viene letteralmente sconvolto dall'arrivo dei 'vicini di casa', una coppia 'diversa' da tutte le altre del quartiere.
L'arrivo di Vic e Ramona, eccentrici, disinvolti e disinibiti (lui è interpretato da Dan Aykroyd), ribalta quelli che fino a un momento prima erano gli assiomi inconfutabili del 'corretto vivere'.
Laddove i parametri di riferimento erano vita apatica, serate davanti alla televisione e tranquillità, ecco arrivare nuovi interessi e nuovi stimoli, ai limiti del grottesco, com'era tipico della comicità di Belushi.
Spesso rivedere le cose a distanza di tempo aiuta a capire; nell'immediato l'immagine emotiva è troppo forte per separare la ragione dal sentimento, ed è facile illudersi di avere spiegazioni razionali, anche laddove non ci sono.
O non ci possono essere.
Riguardando questo film, qualche giorno fa, su una vecchia videocassetta regalatami da una persona che amo molto (e che mi ha cambiato la vita), mi è venuto naturale tentare un parallelo che ha quasi il sapore del paradosso.
Senza riferimenti specifici a fatti o persone, non necessari, pensavo a come l'arrivo del 'diverso' sia sempre fonte di contrasti.
Tutto ciò che non siamo noi, ma è altro da noi, è il nemico da distruggere. Troppe cose ci sarebbero da capire. Ma capire non si può, troppa fatica, troppo impegno. E a capire ci si rimette sempre. E a parlare. E a dialogare. E' uno spontaneo offrire il fianco al 'nemico'.
Non condivido questo ragionamento. L'iniziale smarrimento è inevitabile. Come anche la diffidenza verso ciò che non si conosce e potrebbe essere potenzialmente lesivo della nostra persona e dei nostri 'interessi', in senso lato. Ma arrivare a vedere l'altro come un nemico è ben altra cosa.
Ed è quello che accade a Belushi nel film:

un processo (anche piuttosto rapido, nella finzione scenica) di cambiamento che parte da una forma di opposizione totale, per arrivare, addirittura, alla scelta del modello di vita prima rifiutato.
Ecco, questo pensavo qualche pomeriggio fa, in una di quelle domeniche dedicate a rispolverare qualche vecchio film dalla mia videoteca, e i miei ricordi.
La cronaca recente ha dimostrato, invece, come spesso la realtà vada, appunto, da tutt'altra parte. L'unico modello possibile di vita è il nostro. Senza repliche e senza possibilità di osmosi, alcuna. Eppure le leggi fisiche, almeno una tantum, dovrebbero valere anche per gli uomini, visto che sempre di materia si tratta. Due mondi diversi, messi a contatto, dovrebbero comunicare, permearsi a vicenda.
Più spesso, invece, si reagisce come l'acqua con l'olio. Sostanze diverse e non miscelabili. Più facile farsi la guerra, in un mondo dove vige la cultura del più forte, e dove, pur criticandola, lasciamo che essa si affermi indisturbata, tramite noi, utili strumenti al suo servizio.
Mi sarebbe piaciuto 'ripartire' modificando il nome del blog, inserendo un sottotitolo, ad esempio.
Un secco, deciso sottolitolo tipo “NO”.'NO' a tutto quello che si potrebbe e dovrebbe avere il coraggio di cambiare. Poi ho pensato che per me, vecchia ragazza, la continuità è importante, e che io stessa sono un lungo processo, iniziato un lontano giorno, tanti anni fa, e del quale non si vede ancora la fine. E che una parola così dura e assolutista come 'no' non fa parte del mio vocabolario.
Le ho sempre evitate...(anche se ho imparato a dire 'sempre', e 'mai', che sono sì assolutiste, ma che in certi contesti sanno essere parole di speranza, e di amore...Ma questa è un'altra storia...)
Preferisco i 'si', segni di apertura, di incontro, di dialogo. Il 'si' è probabilista, permette di non fermarsi entro i propri confini.
Esattamente come fa Earl nel film di Avildsen. Incontra il diverso. Ci si scontra. Ma intanto lo conosce. E capisce che in fondo non era poi così male, era solo...diverso...!
(P.S. A Roma esiste dal 2005 la Festa dei Vicini di Casa...In qualsiasi accezione sia intesa, ci sarebbe da riflettere anche su questo...)

adriano mazzoletti
alta società
andersen
attore
belushi
bette davis
billie holiday
bing crosby
blue
busby berkeley
caino
cantante
charlie parker
chet baber
chet baker
columbia
commedia musicale
dedica
disney
diverso
dizzy gillespie
donald oconnor
down beat
film
fragilità
franco cerri
frank sinatra
gene kelly
grace kelly
heebies jeebies
italia
james dean
jazz
la valle delleden
lennie t
louis armstrong
mare
muto
my funny valentine
orchestre rai
oscar
oscar valdambrini
scat
sirenetta
sonoro
stanley donen
the hot five
tromba
vicini di casa
visitato *loading* volte