La Passione secondo Pasolini | La cantante di jazz

La cantante di jazz

Pensieri e divagazioni intorno alla musica e al cinema

sabato, 05 novembre 2005
La Passione secondo Pasolini

Nella mia mente ho visto e rivisto questa immagine tante volte, e ogni volta mi sembra sempre più antentica, più intensa. Il dolore, lo strazio della perdita, dell’ingiustizia, chiaramente incisi su questo volto consumato, trasfigurato in una maschera tragica

Mi sono ritrovata a pensarci qualche giorno fa, nell’anniversario della morte di Pasolini, e mi sono ricordata della scorsa estate...

2 luglio 2005: siamo a Latina con il gruppo di musica barocca, e proviamo il repertorio del Miserere per un concerto.

Per questa volta farò parte del pubblico, non farò il concerto, mi aspetta Shawnn Monteiro a Ronciglione Jazz per il Corso estivo.

Mi fermo a guardare le prove dei ragazzi.

Chiesa.

Luci Spente.

Padelle romane.

Gregoriano in sottofondo.

E quelle immagini che scorrono lente sul telone di fronte a me.

 

La Passione secondo Matteo.

Bianco e nero. Immagini di pietra.

Ancora ceri. Fiaccole.

Le voci intorno.

Dove sono?

Tutto sparisce.

Resta Pasolini.

Resta la mia astrazione.

Resta il suo credo.

La Sua religiosità laica, forte e salda come non mai.

Stamane ne parlavo con mamma, ricordavamo “Ragazzi di vita”, quel libro che ho letto di nascosto quando ero piccola piccola (quante volte l’ho fatto, mamma? leggere di nascosto dalla tua biblioteca?).

Mi ha raccontato di un’intervista di qualche giorno fa, nella quale un religioso (nel ricordo, non meglio identificato) raccontava di aver visto all’epoca della sua uscita “La Passione secondo Matteo” e della folgorazione avutane, degli insegnamenti di pura religiosità che egli, giovane, ne aveva tratto, mettendo duramente alla prova il Verbo di una chiesa bigotta che non ammette la diversità.  

Così, come sempre per “caso”, mi ritrovo a pensare di lui, a scrivere di lui.

 

E’ strano come a volte mi investa quel senso di familiarità che rende certi personaggi “parte” della mia vita... forse perchè legati alla mia formazione come persona, chissà...

Mi ritrovo qui, dopo più di vent’anni, a sfogliare questo libro...e “mi manco”!

Sento la presenza di me stessa bambina, e avverto la mancanza di quella parte di me che non c’è più: l’innocenza di quegli anni, andata, perduta, dimenticata o, peggio, abbandonata da qualche parte, come un fardello del quale liberarsi prima possibile... L'innocenza intellettuale, lo “stupor mundi” che troppo presto ci lascia soli di fronte alla nostra “impotenza di esseri umani”.

Pasolini non è mai stato jazz.

 

Ma nei suoi film vivono alcune delle pagine musicali più sublimi di tutta la storia della musica. Ne “La Passione secondo Matteo” Pasolini utilizza l’opera omonima della sua ossessione giovanile: J. S. Bach. Pasolini amava molto la musica, quella sacra in particolare. Durante la giovinezza aveva studiato il violino, e Bach era rimasto il punto di riferimento dei suoi studi musicali. Grazie all’aiuto dell’amica e grandissima scrittrice Elsa Morante, Pasolini scelse alcune pagine de “La Passione secondo Matteo” nelle quali Bach aveva seguito il suo stesso percorso spirituale: l’evocazione e l’esaltazione della morte. La sua pennellata registica, l’esaltazione della materia, l’ossessione per il chiaroscuro, necessitavano di questo “sfogo religioso”, che trova la sua luce nella musica, nel contrasto tra la crudezza delle immagini (e la loro sacralità velata) e la sacralità sispiegata delle melodie barocche.

 

 

I brani utilizzati sono solo due: il coro iniziale, e l’Aria struggente che accompagna le scene meditative, e tutta la passione. Nel film ci sono Mozart, Morricone, Bacalov, La Missa Luba e tante altre immortali pagine di musica... Ma chi ha ascoltato l’Aria della Passione, chi ha visto il dolore negli occhi delle donne accorse ai piedi della croce, non dimentica.

Il resto passa in secondo piano...

 

Una mano mi sfiora la spalla.. "Morena, è ora di andare”... Mi aspettano. Per qualche istante non sono stata lì. Forse sono stata sul monte Calvario, in sua compagnia... Mi asciugo una “perla”  all’angolo delle ciglia, e mi alzo, una leggera vertigine.. La luce di questo pomeriggio estivo è così forte, il tempo qui sembra essersi fermato...

Misty

Postato da: mistyjazz a 17:20 | link | commenti (47) |


Commenti
#1   05 Novembre 2005 - 17:31
 
Negli occhi della madre il pensiero della morte del fratello di Pasolini ... una forza visiva reale unica... l'ho scritto altrove lo dico anche qua, parlavamo di pasolini nel blog di rob, se ti va di dare un'occhiata http://cinemavistodame.splinder.com/, ho idea che potresti dire molto, come già hai fatto in questo post. Ciao
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#2   05 Novembre 2005 - 17:39
 
Splendido affresco...
Parole che si fermano e ti obbligano a riflettere...
Immagini che scorrono nella mente come un vecchio film... in bianco&nero...
c'è magia, in quello che racconti.
Stupore nei miei occhi, nel perdersi dentro...
Davvero Stupendo!
J.D.
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#3   05 Novembre 2005 - 21:31
 
Ammiro Pasolini, un uomo d'intelletto robusto, virile e soprattutto contrario all'ordine borghese e a ogni vomitevole conformismo. Il film che preferisco è Porcile. Tu lo hai visto? Devo fare al più presto un post per recensirlo, mi piace troppo.
Un abbraccio!
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#4   05 Novembre 2005 - 22:24
 
E'sempre bello leggerti.
La spiritualità delle musiche di Bach formava un corpo unico col profano, nei film di Pasolini. Con le scene di maltrattamento, di violenza, di rabbia, di ribellione; infine con la Pietas, con il sublime, “mantegnano” sentimento della morte intesa come trasfigurazione e catarsi.
"Ah.., mo' sto bene!"
Sono le ultime parole di Accattone, prima di raggiungere lo stato di "grazia", prima della parola FINE (anche del film). In quelle squallide baraccopoli delle periferie romane, quelle di Accattone, di Mamma Roma, di Uccellacci Uccellini, ecc, le immagini di degrado erano "contrappuntate" dalle sublimi note di Bach, e, se non ricordo male, proprio in Accattone, si levano in una delle scene più "squallide", le ineffabili note della "Sonatina" che apre la Cantata 106, intitolata "Actus Tragicus". Pasolini, come F.G.Lorca, fu assassinato perchè la vera eversione è nella poesia. E nella poesia il sacro convive con il profano, l'ombra con la luce, il sordido con il sublime. La vera provocazione di Pasolini, ancorchè politica e sociale, è puramente estetica e metafisica; e i benpensanti moralisti non potevano tollerarlo. Non potevano accettare che la musica di Bach fosse associata al primo piano sul volto di un pappone, di una prostituta, di un volgare sottoproletario, di un ladro, di un povero diavolo qualsiasi morto di fame. E il cinema, più che la pittura e la letteratura, mostra la realtà (il cinema d'arte evita il vieto "naturalismo")in tutta la sua crudezza. Senza mediazioni.
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#5   06 Novembre 2005 - 00:38
 
Ben detto, Giuseppe. Però, non dimentichiamo di collocare il delitto nel giusto contesto storico. Quello in cui morì Enrico Mattei, quello della tragedia del Circeo, quello dello stupro di Franca Rame. Un preciso clima politico.
Non credo che PPP fu ucciso dai benpensanti. E' quello che ci vogliono far credere i male-agenti. Con lui è stato particolarmente facile scrivere la 'sceneggiatura' della morte. E' bastato pescare dal suo stesso èpos...
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#6   06 Novembre 2005 - 09:53
 
CHE DIRE??????????
nonostante il sottosctitto si occupi di "FELICITA'", basata + sui fatti ke sulle parole, deve ammettere che leggere il tuo ultimo post gli ha determinato una profonda riflessione.
Anche al sottoscritto piaceva PASOLINI, era uno che partiva dalla "realtà" per poterla cambiare.....
Un abbraccio buon week-end.
PATBUM.
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#7   06 Novembre 2005 - 11:55
 
Arte, politica, spiritualità..
Un corpo unico, nella "passione" della vita di Pasolini.I benpensanti/male-agenti (accidenti alla forza di questo..ossimoro..;-)) possono provare a farci credere quello che vogliono. Per fortuna qui ci sono delle teste, e dei fatti, dai quali alcuni non sono in grado di prescindere. Il "sentire", soggettivo o collettivo, è la nostra forza
Un bacio per la costanza e il desiderio di "relazionarvi" a me.

Misty
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#8   06 Novembre 2005 - 12:31
 
Io non so se davvero ci sia un mistero nella morte di Pasolini, di certo molti aspetti non sono stati chiariti, sarebbe stato forse opportuno ascoltare la voce di citti, ma ormai ... è andata.
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#9   06 Novembre 2005 - 14:50
 
Un affresco di verità , quello che emerge dalle pieghe della “ Passione secondo Matteo” di Pasolini.
Una verità autentica, troppo spesso depistata, stravolta, riadattata, ad un filone culturale e ideale, quello di santa Romana chiesa, con dettami propri , poco fedeli alla storia e molto invece a quelli della “ missione di fede”.
Il Gesù storico che vi trova posto , quello dei vangeli apocrifi , è la ricostruzione fedele della vita e del pensiero di un uomo, che in sfregio ad un potere e ad un concezione dominante, decide, fino al sacrificio estremo, di combatterla, in nome di un idea ed una visione del mondo nuova.
Un segnale troppo forte per il suo tempo, rivoluzionario.
“La buona novella”, come pratica di vita.
Il motore della storia e l’uomo posti fuori il cancello della sacralità divina.
L’immanenza dell’uomo” a contatto con la “trascendenza ultraterrena” senza mediazioni imposte.
Non colpa ed espiazione, bensi, indulgenza verso il ladrone pentito: “ se dici queste cose anche tu potrai entrare a far parte del regno dei cieli”.
Poteva la chiesa del tempo accettare questo messaggero di verità, con la sua carica rivoluzionaria? C’era un solo modo per feramarlo…. crocifiggerlo e deificarlo, in nome di una “ nuova verità, “ riscritta” di proprio pugno.
La colpa , l’espiazione, cos’altro sono se non un modo per controllare le coscienze?
Pasolini lo sapeva bene questo, e proprio in virtù e aderenza a tutto ciò decise di mostrarci gesù spoglio di queste “ verità”.
L’uomo con le proprie paure, insicurezze, le mancanze e i tormenti “dell’ assenza del padre”.
“Se ci presentassero questo Dio dei cristiani ci crederemmo ancor meno”, diceva Nietchze ne “ L’anticristo”
Il Dio che mena la spada della chiesa istituzionalizzata; dell’odio della vendetta. Dell’accettazione incondizionata ed estrema di una fede come fosse un diritto imposto dall’alto. Di un potere che resiste alla storia e al tempo, perché forte e certo dei suoi dogmi.
La religiosità e la scaralità che trovano posto nel recinto di fede di ciascuno di noi, che non si piegano a logiche esterne, e mediate, di un rito fuori dalla mura e dalle pareti dell’anima. Ritualità artefatte , segni evidenti di un declino di un’umanità piegata alle proprie ipocrisie.
E’ quell’innocenza bambina, di cui parli tu che viene meno, nella ritualità e nei gesti di tutti coloro i quali professano un atto di fede.
Quella ritualità disgiunta dalla pratica di vita, che ci consente di salvarci l’anima, attraverso una liturgia dell’essere qualcosa che non si sente.
Gesti vuoti e indifferenza verso quella pratica interiore che suggerisce un rapporto diverso col divino, basato sulla autenticità della propria persona.
Un grazie di cuore alla mia prof. che con acume e passione solleva momenti di discussione elevata .La sensibilità che dimostra , nel trattare certi temi, alla lunga sono convinto che rischiarerà anche le coscienze più torbide.
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#10   06 Novembre 2005 - 15:23
 
qualcuno, non ricordo chi, ha detto di Pasolini che è stato un grande sasso lanciato nel lago della cultura italiana.

...

grazie per l'invito a questo bellissimo blog.
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#11   06 Novembre 2005 - 22:06
 
Per Burton... no problema! Sono abituata a nuotare come i salmoni!:)

Kiss
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#12   06 Novembre 2005 - 23:48
 
Giusto, Lorenzo, bisognerebbe completare il quadro. I "benpensanti" (la reazione), i moralisti laici e cattolici, e i pennivendoli di regime, tuttavia lo assassinarono moralmente, e poi armarono "idealmente" la mano dello stragista. All'epoca del crimine, io c'ero, aihmè.., e ricordo che fu avanzata l'ipotesi della pista politica-stragista, e che la sinistra, anche quelle extraparlamentare, non seppe (non volle?) capire. Quella vicenda è molto complessa. Il problema era che Pasolini - scusate l'"abbellimento..." - rompeva i coglioni a tutti, non faceva sconti a nessuno. La sua pura coerenza aveva qualcosa di mistico, di sacrale. Per questo può essere considerato un Cristo del XX secolo. Tempo fa lessi su Repubblica un articolo che riassume bene il concetto, e che ho conservato: "La pista dei complici - ricorda Aldo Giannulli, uno dei massimi esperti in materia di strategia della tensione - fu sostenuta all'inizio con forza solo dagli amici di Pasolini, ma non da un imbarazzatissimo Partito Comunista. All'interno degli stessi movimenti dell'estrema sinistra, si preferì separare la fine di Pasolini dai fatti di violenza politica di quegli anni. Fu affrontata in un'altra chiave, come una tragedia che poneva con forza il problema della condizione degli omosessuali. Il movimento gay in Italia cominciò a svilupparsi allora" - Giovanni Maria Bellu
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#13   07 Novembre 2005 - 00:08
 
"Il cinema è un'arma magnifica e pericolosa se a maneggiarla è uno spirito libero." - Luis Bunuel

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#14   07 Novembre 2005 - 03:31
 
Se si leggono gli "Scritti Corsari", nello specifico in special modo "Io so i nomi...", non è molto difficile capire PERCHE' è stato ucciso Pasolini, e di conseguenza anche perchè ci sono state raccontate montagne di palle in tutti questi anni.
Pasolini era molte cose, ma soprattutto per me, una delle più belle menti del ventesimo secolo. Intelligenza di straordinaria preveggenza, Ha intuito tutto, sempre in anticipo. Naturalmente era troppo scomodo. Ho sempre nella memoria (in questi giorni riproposto), lo strordinario filmato di Moravia, che al funerale grida il suo dolore alla folla, spiegandogli l'incommensurabile perdita del "Poeta", "Di poeti non ne nascono tanti in un secolo, forse tre o quattro: lui era uno di questi...".

Saluti a tutti
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#15   07 Novembre 2005 - 13:08
 
bello questo post..
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#16   07 Novembre 2005 - 13:29
 
Purtroppo devo spesso ammettere la mia ignoranza e la mia mancata conoscenza!
Non so davvero con esattezza di cosa hai parlato, forse perché ho 26 anni, o forse perché non mi sono mai interessata troppo di SAPERE... vivo troppo basandomi sui fatti e meglio se sono i miei... quindi consapevole di peccare di disinformazione e d'ignoranza, chino la testa mentre leggo il tuo post e mi sforzo di capire, di cogliere il TUO retro post, quello che TU vuoi raccontare attraverso Pasolini, le musiche, le immagini, che volendo sono alla portata di tutti, ma le tue emozioni, le sensazioni che regala a te, sono solo tue... Grazie per averle condivise con noi Misty!
Un abbraccio
Lucy
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#17   07 Novembre 2005 - 15:35
 
A proposito della Morante, in Aracoeli il personaggio di Manuel è plasmato proprio su P.P.P.

Ho dato un esame su Pasolini, ma si trattava del Pasolini "corsaro", per intenderci, dall'articolo "contro i capelli lunghi" a quello de "Il vuoto di potere in Italia", meglio noto come "articolo delle lucciole".
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#18   07 Novembre 2005 - 18:57
 
Negli 'scritti corsari' ha sostenuto anche molte stupidaggini.
Non dimentichiamoci che un genio è anche sempre un po' stronzo!

;)
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#19   07 Novembre 2005 - 22:07
 
Beh, caro Lorenzo, questa è una tua opinione...
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#20   07 Novembre 2005 - 22:20
 
L'opinione di un innamorato, non ti sbagliare! ;)
Sofri recentemente ha ben analizzato come PPP si sentisse tagliato fuori generazionalmente dall'impeto dei movimenti a lui contemporanei.
Liquidare ogni ribellismo giovane come semplice ipocrisia borghese tradiva una sua egotica sofferenza. E in fondo era l'eco di quel suo vagheggiare una società arcaica, contadina, arcadica, intimamante conservatrice.
Non dimentichiamo la sua posizione sull'aborto.
C'è addirittura chi parla di 'fascismo' pasoliniano.
Io, preferisco parlare di 'fascino pasoliniano', perchè un genio ti sfida e ti chiama riflettere anche quando senti di non essere d'accordo con lui.

Sono stato più chiaro, adesso, Alex?
;)
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#21   07 Novembre 2005 - 23:32
 
hahaha!!!! Geniale! E concordo che anche i geni a volte sono stronzi! E meno male... ;-)

Giusto per allentare un po' il nodo della cravatta...
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#22   08 Novembre 2005 - 08:44
 
Sorprendenti le analogie somatiche tra il volto scavato di Pier Paolo Pasolini e quello di Eduardo de Filippo. Non possono certo essere sfuggite a te che noti tutto con la minuzia di un cerusico.
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#23   08 Novembre 2005 - 11:40
 
Somiglianze? Pasolini/Chet Baker/Ranieri, vorrai dire...
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#24   08 Novembre 2005 - 11:49
 
Prima risposta, per Usquetandem: in realtà notavo la straordinaria somiglianza tra Pasolini e l'ultimo Chet Baker...ma analogie, somatiche e artistiche, ne potremmo trovare tante...
In realtà sto cercando una poesia di Pasolini che volevo "condividere", ma il poco tempo a disposizione mi limita nella ricerca...provvederò appena possibile.

Seconda risposta: per chi fosse interessato (visto il genere, pensavo a Lorenzo in particolare),consiglio "il delitto Pasolini" di Gianluca Maconi, un modo insolito (illustrazioni) per entrare nel suo mondo.
La frase che presenta il libro mi ha molto colpita, ve la posto:
"Hai mai visto quelle buffe marionette che hanno il corpo voltato da una parte e la testa dall'altra? Così gli intellettuali: le cose succedono qui e la testa guarda di là"...
...io credo che sia verità assoluta...

Un bacio,
Misty
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#25   08 Novembre 2005 - 11:51
 
Lorenzo!
Qui le cose sono due: o mi copi (e con una rapidità sconcertante), o mi leggi nel pensiero...
Misty
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#26   08 Novembre 2005 - 17:21
 
Un ricordo appeso al volto.
unisce il pensiero alla pelle
si aggancia
come una goccia
come una lacrima.
ma non è
dolore
non è solo
ricordo
non nostalgia.

Non è nulla di scritto
nei libri di parole.

È amore
Divino ed Umano insieme.
Ma dove si trova il confine?
non serve
non sempre per vivere bene ci serve la gloria
non sempre ci serve una fine.
Mi godo la semplice Gioia.
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#27   08 Novembre 2005 - 18:54
 
Quando Pasolini affremava che"I veri proletari erano i carabinieri,costretti per necessità, in quanto figli di operai e contadini ad arruolarsi, perchè le loro famiglie non potevano sostenerli economicamente, e non quei ragazzi benpensanti con la pancia piena che sputavano nel piatto dove mangiavano, perchè cercavano fuori l'ebbrezza di una vita che dentro casa gli negavano i privilegi borghesi,di cui però non si privavano, aveva ragione.La sua grandezza stava nel fatto di non aver abbracciato mai completamente, e sposato, un'ideolgia, una morale, un comportamento, estranei al suo modo di essere.
Il suo rigore morale, e la sua onestà intellettuale, lo hanno posto sempre al di sopra di ogni sospetto, con critiche e stigmatizzazioni, provenienti tanto da sinistra, quanto dal mondo cattolico dove ha militato, non dimentichiamocelo.
Ma la sua autenticità, e la sua attualità, e qui mi dispiace ma nessunno lo ha sottolineato nella discussione, sta nel fatto di essere riuscito a far emergere, senza reticenze, la vera anima del paese che se da un lato " cresceva" economicamente, dall'altro sopperiva, in quello che lui chiamava " sviluppo"... " la crescita senza sviluppo".
Li era la dicotomia dell'italia, mai sciolta, che ad uno sviluppo economico, e materiale, non si accompagnasse un'altrettanta" crescita " morale e culturale.
P.S. Si però nno si era partiti dallapassione secondo matteo?
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#28   08 Novembre 2005 - 21:56
 
Terza risposta per Paolo: si parte convinti della meta, e si approda dove soffia il vento e spingono le correnti dell'umano pensiero...
Mi piace questo dibattito divacee appassionato, mi corrisponde.

Un bacio.
Misty
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#29   09 Novembre 2005 - 00:31
 
Paolo. L'articolo sui fatti di valle Giulia fu sagace, provocatorio, ma sopravvalutato.
Io preferisco il PPP dolente dell''articolo sulle lucciole', il coraggioso antropologo di 'comizi d'amore', il critico situazionista, il marxista eterodosso e ortodosso allo stesso tempo, il poeta della lucida sofferenza, il romanziere linguista sopraffino e grande dialoghista. Insomma, l'uomo che scava, al dilàdi invittive e provocazioni, che usava come salvagenti per stare a galla.

''Il 68 fu una data epocale per Pasolini. Se ne sentì spiazzato e cacciato, e cercò ogni via per rimontare'' (Adriano Sofri).
Far emergere la vera anima del paese con concetti tipo 'Che paese meraviglioso era l'Italia sotto il fascismo' e rifiutare lo sviluppo invece di lottare al suo interno mi sembrano la parte 'debole' e residuale del suo pensiero.
Il resto è parabola di un profeta, soprattutto di se stesso. 'Io, come il dottor Hyde, ho un'altra vita'... 'Perché lo vivo. Nel mio corpo. E non gioco su due tavoli (quello della vita e quello della sociologia)'.

Scusate, è chiaro che io non porto cravatte! ;)
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#30   09 Novembre 2005 - 21:10
 
Ragazzi non giochiamo con le parole, non incartiamoci... dare del " fascista " a Pasolini, per le sue posizioni sull'aborto , significa non tenere debitamente conto di quelle che erano le sue " prerogative culturali", le sue matrici, cattolica in questo caso, quello si, ma lontane anni luce da posizione cosi estreme. Mi sembra ardito ,fuori luogo , e fuorviante, trascinarlo in contesti cosi impensabili, inverosimili, e oltremodo offensivi. Va bene che la verità storica di quesi tempi si riscrive facilmente , ma qui qualcuno si è fatto prendere un po’troppo la mano.
L’italia del fascismo , l’italia rurale, era quella che aveva avuto un percorso storico e culturale “ coerente” e aderente all a realtà del tempo.Ne incarnava i valori e i principi . Ne era lo specchio fedele. A torto o a ragione era un percorso lineare con le abitudini, i costumi di vita, e la politica ne era la “ naturale “ esemplificazione.
“ La coerenza storica” potremmo definirla…
Quella succesiva , tanto osteggiata da Pasolini, costituiva indubbiamente un richiamo forte al futuro, un lusinga, a cui era difficile sottrarsi, ma senza un adeguato supporto culturale… troppo era lo scarto tra le masse e quell’idea di società in divenire.
Lo spaesamento e la relativa perdita di identità,vanno visti nei tarli di quello sviluppo. La nostalgia arcaica, e il relativo rimpianto… dei “ vecchi valori” che faticosamente tardavano ad uscire per lasciare il posto ai “ nuovi”.
E la metafora delle lucciole a cui tu ti richiami, un po’ inopinatamente, era emblematica proprio in quel senso, sottintendeva la fine di una “ scintilla di società” che non rifletteva più i bagliori dei tempi , per lasciare spazio al buio di un avvenire incerto.
Allora senza polemizzare, non è questo il luogo,( Grazie Prof. dell’ospitalità…), vorrei sapere come si conciliano, le tue istanze, sul Pasolini “ fascista” e quello che qui invece chiami “ Situazionista”.( Ti concediamo anche Punck dai… tra Buontemponi…)
Oppure, sostieni di apprezzare quello “delle lucciole” , salvo poi sconfessarlo sul “ rifiutare lo sviluppo anziché lottare al suo interno”.
E dulcis in fundo, udite udite , “ Marxista”! . Cazzo , questa mi è nuova. Cattolico, iscritto al Pci? Ma non marxista. Anche Bertinotti è alla continua ricerca di Dio… sei riamsto un po’ indietro… Non sono sfumature, o quesioni di lana caprina mio caro .
Non si articolano dissertazioni filosofiche, e filologiche( soprattutto nel tuo caso…)di un certo spessore e livello facendo ricorso ad acrobazie vocali e semantiche( ortodosso e eterodosso…) che hanno si un impatto iniziale forte( botti di fine estate?) ma che alla lunga rischiano di deflagarsi al cospetto dell’impianto della logica, o di quella che Kant chiamava “ la ragion pura”.
P.S. Non sentirti sempre chiamato in causa non ne hai motivo.
Un Bacio alla mia prof e un saluto ad Alexdiavoletto anche se non lo conosco.
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#31   09 Novembre 2005 - 21:11
 
Caro Lorenzo, scusami se replico ancora alle tue disquisizioni, ma non sono d'accordo con alcune tue interpretazioni del Pasoliniano pensiero, che in alcuni casi mi sembrano (è una mia opinione naturalmente) un pelino riduttive e superficiali. Oltre alle non poche cose interessanti che scrivi nel commento, sono d'accordo con Paolo, ricordando la frase che rispecchiava di più il modo di vedere il cambiamento radicale che la nostra società faceva registrare a metà degli anni settanta: "Io credo nel progresso, ma non nello sviluppo", non era secondo me, un modo "conservatore", di vedere la società solo esclusivamente con "nostalgie" contadine, ma esattamente vedere i guasti che l'haqnno portata ad essere quello che è oggi. Anche quando parli del paradosso del "Paese meraviglioso sotto il fascismo", Pasolini stesso confuta la tua interpretazione in un bellissimo documentario riproposto giorni fa dove dice appunto"Il Fascismo, è stato solamente una serie di criminali al potere, che non sono riusciti a scalfire quello che era il tessuto della società Italiana di allora, oggi ci sta riuscendo la televisione...", non sono testuali le parole, ma il senso è quello. Quindi non si faceva una lode al meraviglioso paese sotto il fascismo, ma semplicemente al paese di QUEL periodo.
Scusate la lunghezza.

Saluti a Tutti
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#32   10 Novembre 2005 - 00:00
 
A scanso d'equivoci, c'è un solo modo per comprende fino il fondo, ed inequivocabilmente, la "verità" di Pasolini (sul fascismo, sulla società, sulla cultura, sulla violenza, sull'arte, sul cattolicesimo.., insomma sulla VITA E LA MORTE):
Salò e le 120 giornate di Sodoma.
Ciò che ha affermato Adriano Sofri - un intellettuale oramai in cerca d'autore - è semplicemnte falso se non anche indegno. Pasolini si schierò con i poliziotti perchè aveva più a cuore il sottoproletariato(e l'origine della maggior parte dei celerini "ignoranti" che rischiavano la vita per quattro soldi, quella era) piuttosto che i giovani "rivoluzionari" ed acculturati, nella maggior parte dei casi - non intendo esprimere un giudizio ma un dato di fatto - figli garantiti della piccola, media ed alta borghesia. Si può discutere su tale dato, cercare di approfondire, alla luce delle più intime e profonde ragioni che dettarono a a Pasolini quella vibrante "accusa" (più volte esplicitata e pertanto tutt'altro che peregrina) , ma sostenere che lo fece nel tentativo di rimontare, mi sembra davvero molto improbabile. Pasolini, fino quell'unico, ineguagliabile, irripetibile, estremo, definitivo Salò, fu artista insigne e fecondo, e non aveva certamente bisogno di ricorrere a certi mezzucci per riconquistare il centro della scena. Crei Sofri qualcosa anche lui, non solo parole come aria fritta, e poi si vedrà... Per quanto riguarda il cattolicesimo di PPP... lui non era cattolico, non era un praticante. Lo era culturalmente, come Bunuel, ed entrambi non rinnegavano le proprie radici e la propria formazione cattolica. Anzi, da persone sensibili, intellettualmente lucide, da grandi artisti, seppero cogliere gli aspetti positivi, universali, più veri e profondi, di quella religione, ma direi di quella cultura religiosa. Anche io, da ateo convinto (il che non vuol dire che non creda nella spiritualità), come tutti gli atei, gli agnostici, i credenti miscredenti.., ed i credenti a metà, che abbiamo nei nostri cromosomi il cattolicesimo, dopo circa 2000 anni di ininterrotta monarchia papalina, nel bene e nel male. Pasolini aveva il senso del sacro, anzi del sacrale, e della mistica della parola, dell'arte, e della vita. Ma il sacro ed il mistico non appartengono solo al cattolicesimo. C'è una mistica laica, della "strada", e Pasolini era un sacerdote laico che celebrava la liturgia laica del sottoproletariato e degli emarginati. Il sacro ed il mistico non hanno nulla a che vedere con il dogma.
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#33   10 Novembre 2005 - 09:44
 
Paolo. Convinto di criticarmi hai detto le mie stesse cose. Non sono io ad aver ragionato di 'fascismo pasoliniano', ed io ritengo che sia una stronzata di ragionamento. Pasolini si dichiarava marxista, mi spiace. Io non gioco con le parole, e ho l'impressione che il concetto di 'dialettica' sfugga completamente a te. Senza rancore, eh?

Alex. PpP è un mio punto di riferimento, non ci siamo capiti. Parte delle sue analisi e delle sue suggestioni sono di matrice 'conservatrice', che problema c'è ad ammetterlo? Basta ripassarsi il senso del concetto. Che forse alberga in ognuno di noi, a prescindere da come la pensiamo complessivamente. L'Italia sotto il fascismo era una merda, ben più di quella degli anni Settanta. Vogliamo dirlo? In famiglia ci si dava del voi, il padre picchiava la moglie e si scopava la figlia, senza che nessuno dicesse niente e potesse intervenire. Vogliamo dirlo? Poi c'era solidarietè sociale, la gente si aiutava e ci si passava pane e formaggio. Ma che vor dì?

Beppe.
Il ragionamento su valle Giulia, dalle pagine del corriere, mi ha sempre stimolato intellettualmente, ma per nulla convinto politicamente. Ed è il classico ragionamento 'borghese' con cui si liquida il ribellismo borghese, come se consapevolezza e lotta sociale potessero spettare di diritto solo a un contadino o a chi lavora in fonderia.
'Sta roba non è la mia roba.
I poliziotti erano il sottoproletariato? Bene, significa che il sottoploretariato, nella storia è stato usato mille volte come massa di manovra per spegnere l'incendio borghese.
Ripassarsi cosa avvenne nella rivoluzione francese aiuta.

Un solo invito. Non siate conformisti nel difendere un eretico. Secondo voi, PP con chi di noi si sarebbe trovato d'accordo nel giudicare se stesso? ;)

Un abbraccio sottoproletario a tutti!
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#34   10 Novembre 2005 - 11:16
 
Ieri sera cercavo di postare quella famosa poesia di Pasolini, a lungo cercata ed infine trovata...
Nulla. Ho provato e riprovato, ma senza alcun risultato. Era destino che dovessi farlo oggi, quasi a sedere le polemiche accesesi sulle discordanti interpretazioni del Pasolini-pensiero.
Ho volutamente evitato di prendere posizione a riguardo, e dato spazio ai miei ricordi: qui da me ogni idea, per quanto diversa, troverà sempre il suo humus naturale, nel rispetto delle diversità che possono solo arricchire.
In quest’ottica, dedico a tutti voi la seconda delle Sue 7 (a buon intenditor...) croci da “Profezia” (Poesie in forma di rosa).


“Essi sempre umili
Essi sempre deboli
Essi sempre timidi
Essi sempre infimi
Essi sempre colpevoli
Essi sempre sudditi
Essi sempre piccoli
Essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare
Essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
In fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo
Essi che si costruirono
Leggi fuori dalla legge
Essi che si adattarono
A un mondo sotto il mondo
Essi che credettero
In un Dio servo di Dio,
essi che cantarono
ai massacri dei re,
essi che ballarono
alle guerre borghesi,
essi che pregarono
alle lotte operaie...”


Disse: “il futuro dell’uomo! Nessuno sapeva più nulla della pietà, della speranza: sapevano, in questa accanita città, solamente il futuro, come già seppero la vita”.

(da “La Nuova Storia”)

Misty
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#35   10 Novembre 2005 - 13:39
 
già...pasolini...senza parole...beh abbiamo una cantante almeno caruccia quanto la Krall...

un saluto...

;-)
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#36   10 Novembre 2005 - 20:25
 
Beh, non replico più a Lorenzo perchè vedo che non ci capiamo.
Sono d'accordo con quello che scrive Giuseppe che poi è esattamente quello che lo stesso Pasolini (parlo del conflitto mainfestanti, polizia), ha sempre sostenuto, senza "interpretazioni".
Certe volte sono le "interpretazioni" a confondere le idee, e anche quelle possono essere dettate dall'ideologia sterile, Basta acoltare e non solo leggere, quello che dice PPP stesso nei diversi documentari che ha fatto, dove parla molto chiaramente esprimendo i suoi concetti.
Saluti a Tutti.

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#37   11 Novembre 2005 - 00:27
 
Lorenzo, in linea di principio potrei darti ragione, ma il '68 italiano non fu la rivoluzione francese e manco quella Russa. L'ho vissuto in prima persona; c'è n'era parecchia di gente che dopo la manifestazione, o la sommossa, si rifugiava dentro la sua bella casa in Prati.., o, nel week end, nella villa del Circeo, o Ladispoli. Il poliziotto tornava in caserma, al massimo -proveniente da uno sperduto paese della Sicilia o della Campania - nella squallida pensione o nell'appartamento che subaffittava stanze. Quello di Pasolini, più che politico-sociale, era un approccio poetico. E' questa la sua grandezza: l'essere fuori schema. E' probabile che Pasolini avrebbe - col senno dell'oggi - approvato (o comunque compreso) la rivolta delle periferie parigine... Quel disagio è sicuramente più "importante" del disagio che vivevamo nel '68. La storia è storia e non si discute, ma a volte tutta quella violenza di piazza era davvero eccessiva, se non anche infruttifera. Menare ai fascisti... era però un altro paio di maniche... era un vero piacere/dovere ...;-)
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#38   11 Novembre 2005 - 10:35
 
Giuseppe. Dopo ore di paura, a Genova, anch'io sono tornato a casa, e sono un borghese. Forse Placanica era un sottoproletario.
Se qualcuno avesse tradotto quello che è accaduto in quei giorni in termini di lotta di classe avrei avuto da eccepire.
Tutto qui :)
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#39   11 Novembre 2005 - 12:20
 
La sensazione è che tu sia vicina a Pier Paolo più di quanto si possa ingenuamente immaginare.
Ovvero che tu lo abbia masticato e ingerito perchè diventasse carne nella tua carne.
Commovente ed estremo.
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#40   11 Novembre 2005 - 13:20
 
Vedrò di cercare un argomento più "leggero" per il prosieguo: c'è qualcosa che potrebbe mettervi d'accordo?;-)
...attendo suggerimenti...

Bacio,
Misty
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#41   11 Novembre 2005 - 16:16
 
l'aria...
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#42   11 Novembre 2005 - 18:40
 
Ma si.., mi sembra che nonostante alcuni punti di vista divergenti - poi ogni cosa assume densità e valore allorchè rapportata al suo specifico contesto: dei "principi" possiamo fare volentieri a meno - si abbia un punto di aspirazione comune. Anche l'"aria" ha i suoi buoni mormorii.., che a volte si trasformano in tempesta. :-)
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