Pensieri e divagazioni intorno alla musica e al cinema
Un improvviso cambiamento di programma mi lascia un paio d’ore di tempo per postare un pensiero al quale tengo molto.
Io amo Manhattan!
Non vi venga in mente lo skyline di N.Y.C.,no...

Manhattan è l’opera sublime ed inarrivabile di quello che considero uno dei più grandi registi di tutti i tempi: Woody Allen.
Il film si riassume in poche parole: Isaac “Ike” (allen), amato dalla giovanissima Tracy (la bellissima e dimenticata Mariel Hemingway), dalla quale lo separano circa 25 anni, conosce per caso l’amante del suo amico Yale (Michael Murphy), una giornalista-critico d’arte di nome Mary (la senza-parole-per-quanto-è-brava Diane Keaton).
L’amicizia si trasforma in relazione: Yale è sposato, e Mary prende l’abitudine di andare a piangere sulla spalla di Ike...e da lì il passo è breve....
Se non fosse che Mary resta sempre innamorata di Yale, da cui un tira e molla piuttosto prevedibile e comprensibile... Chi ne soffre è, naturalmente, la piccola Tracy, alla quale Ike cerca di spiegare, in una memorabile scena all’interno di un bar, per quale motivo la differenza di età sia un ostacolo alla prosecuzione del loro rapporto, con una di quelle scuse proverbiali che aleggiano nell’immaginario collettivo maschile.
Chissà perchè, poi, fino a quel momento, il quarto di secolo di differenza non aveva lasciato tracce della sua presenza, soprattutto nell’intimità domestica...
Ricordo una scena, tra le altre: Ike e Mary seduti su una panchina sotto il ponte di Queensborough, notte; poi al buio di un planetario, campo limitato ai loro profili, confusi nell’inconscio che prende il sopravvento, con intorno solo un cielo di “stelle da vendemmiare”, parlano aspettando insieme l’alba...

Situazioni variamente complicate, reciproci imbarazzi, finzioni...
Poi, un giorno, Ike sta registrando dei brani del suo libro e, passando in rassegna tutti i validi motivi per continuare a vivere, include “il bel viso di Tracy”...
Una rivelazione! Folgorato, lascia tutto e corre per la città; giunge a casa di Tracy,ma lei è già andata via, sta partendo per Londra, dove il disamorato Ike l’aveva spinta ad andare per “motivi di studio”.
La ferma, teme di vederla andare via, fisicamente e affettivamente; ma lei, molto più saggia di Ike nonostante la giovane età, lo tranquillizza e gli dice “abbi fiducia in me”. Tracy è la raffigurazione del bene, della luce, della saggezza: tutti i valori che Ike, istintivamente, ricerca, ma che, spesso, la sua “cultura” respinge: Tracy, infatti, non fa parte del mondo di Ike, della sua cerchia di amici. La stessa differenza d’età è un escamotage che Allen utilizza per enfatizzare il divario tra i due protagonisti. Tracy è il volto del futuro, l’emblema di una integrità psico-fisica ricca di valori, a cui tendere.
Woody sta cambiando pelle: di qui anche la scelta di “togliere colore” ai suoi film, e di girare il tutto in bianco e nero.
Poi c’è la colonna sonora di Cole Gershwin...e non resta molto altro da dire: sicuramente nella mia personale “top five”.
Manhattan è anche il titolo di uno standard jazz forse non tra i più noti, ma molto divertente (nell’andamento quasi sexy-ammiccante), che, se non conoscete, vi consiglio di ascoltare nel pregevole duetto tra Bette Midler e...mister Rod Stewart.
Allen, che non è un tipo scontato, non ha volutamente inserito il brano nella colonna sonora del film; scelta, poi, spesso rinnovata. Troppo banale cantare Manhattan in Manhattan,no? Ecco allora una sequela di memorabili pezzi, da “’S Wonderful” a “He loves and she loves”, da “Rhapsody in Blue” a “Someone to watch over me”, nella versione orchestrale della New York Philarmonic Orchestra diretta da Zubin Metha. Allen è una di quelle figure per le quali vale l’espressione “o si ama o si odia”....indovinate un po’ da quale parte sono?

Misty

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