bing crosby | La cantante di jazz

La cantante di jazz

Pensieri e divagazioni intorno alla musica e al cinema

giovedì, 29 settembre 2005

Nel tentativo di conciliare il filone cinematografico con una dovuta dove di "tecnicismo" (dovuto anche alla gradita partecipazione di settimosenso e antox), mi è venuto in mente un nome: Louis Armstrong.

 

 

 

 

 Armstrong era una serie di cose e nessuna di esse: non era solo uno strumentista di ottimo livello, non virtuoso, ma precursore dei tempi, dotato di grande sensibilità musicale e di grandi doti improvvisative (apprese durante la “gavetta” nel palcoscenico della strada), tamburista, prima, e trombettista, poi; era anche un cantante dalla voce calda, roca, “di gola” come diremmo noi, sporca ma vibrante ed emozionante come poche. La leggenda vuole che egli abbia inventato la scat, tecnica vocale che consiste nel cantare mediante l'utilizzo non di parole ma di fonemi a scelta, solitamente durante l'improvvisazione: sembra che nel 1926, durante l'incisione di Heebies Jeebies con il suo gruppo "The Hot Five", Armostrong si sia trovato a dover improvvisare una parte del brano a causa della caduta del foglio sul quale era scritto il testo. All'epoca le registrazioni venivano effettuate su dischi di cera, e, il più delle volte la comlessità della procedura e i costi elevati obbligavano ad un unico take. In realtà, sembra che da diverso tempo egli si allenasse all'imitazione dello strumento mediante l'uso della voce.

Spesso, però, si dimentica che Armstrong è stato anche un “caratterista” della Hollywood dei tempi d’oro, dei fratelli (Bros) Warner, dei viali del tramonto, dello zio Oscar di Bette Davis, del bianco e nero, delle coreografie di Busby Berkeley

(quello delle ballerine riprese dall’alto come delle “sincronette”), impersonando, a volte se stesso, a volte parodiando il clichè dell’uomo di colore, personaggi che lo resero inviso alla comunità nera.

Armstrong rappresenta una commistione rara ma non unica per l’epoca. Fondamentale, per comprenderne la figura, è l'evitare di isolarlo dal contesto sociale e musicale, per paragonarlo ai grandi dei decenni successivi (leggi bopper, per esempio). Il significato che ha avuto Armstrong per l’evoluzione del jazz non può essere disconosciuto: la sua “fame d’amore” (come è stata definita) vive nella sua musica e nelle sue memorabili interpretazioni.

Per chi avessi voglia di (ri)scoprirlo, consiglio la bellissima raccolta della Columbia Jazz, Louis Armstrong 1955-1966, che riunisce le migliori incisioni di Armstrong ed Orchestra di quel periodo. 

Permettetemi, però, di citare anche un film nel quale Armstrong ha una piccola parte: Alta Società (High Society), una commedia musicale del 1956 di Charles Walters, con un brillante Bing Crosby, uno smagliante Frank Sinatra e la bellissima Grace Kelly (nel suo ultimo film, poichè di lì a poco sarebbe diventata principessa di Monaco).

Armstrong interpreta se stesso, canta una sola canzone (High Society Calipso) ed esce di scena.

Il tutto contornato dalle canzoni di Cole Porter, incontrastato autore (insieme ai Gershwin Bros) delle più belle songs del secolo scorso.

Nel film ci sono pezzi storici anche se non tra i più conosciuti (Who wants to be a millionaire; True love;Mind if i make love to you).

Su di loro torneremo presto.

Postato da: mistyjazz a 14:54 | link | commenti (7) |
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