caino | La cantante di jazz

La cantante di jazz

Pensieri e divagazioni intorno alla musica e al cinema

sabato, 08 ottobre 2005
sogna come se dovessi vivere in eterno, vivi che se dovessi morire oggi

Cosa accade quando le nostre fragilità emergono? Quando il "femminino" che è nell'uomo si disvela?

"Quando tu mi coprivi se avevo freddo, mi nutrivi se avevo fame, mi confortavi quando piangevo....dimmi, allora, facevi questo come una bambina fa con la sua bambola, come un'infermiera o una bambinaia, che lo fa come lavoro quotidiano di tutta la sua vita, o lo facevi come la mia mamma, e mi nutrivi e mi riparavi e mi curavi perchè ti crescessi forte e sano, perchè nella piccola, tenera, stupida cosa bisognosa di tutto tu sognavi l'uomo forte, sicuro di sè di fronte ad ogni cosa... tu non mi curavi per potermi curare ancora in futuro, non mi curavi con la speranza ch'io ti rimanessi eternamente fragile e impotente oggetto di cure....ora io potrò camminare sulle mie gambe, ora tu avrai i frutti del tuo lungo soffrire; ora non amerai più in me il futuro incerto da curare e assicurare con la tua pena, ma il presente vivo per se stesso. Pensa, mamma, alla tristezza, se stanco e sfiduciato, adattato alla qualunque convenienza, col sorriso amaro e la sigaretta sulle labbra io ti chiedessi il rifugio delle cure e delle carezze che mi davi quand'ero bambino..."

(C. MichaelStaedter, Epistolario, Adelphi, 1983)

Ho volutamente atteso qualche giorno prima di pubblicare quanto sopra... La metabolizzazione è stata più lunga e complessa del solito. Mi ha fatto pensare a quanto sia difficile dare spazio alla parte più fragile di noi stessi, nascosta in chissà quali oscuri recessi, nella "vecchia soffitta mezza diroccata, piana di polvere e di ragnatele".

La paura ci frena.

La paura ci impedisce di vivere.

La paura di noi stessi.

Tutto ciò che non conosciamo, tutto ciò che non vogliamo conoscere.

James Dean è l'emblema della fragilità svelata: un uomo che nella vita come nell'arte non ha avuto timore di svelarsi per quello che era.

Un uomo inquieto, fragile, insicuro, ma allo stesso tempo forte delle proprie fragilità.

Mentre ascolto la "voce" della tromba di Chet (Baker, la cui musica Jimmy amava enormemente, forse, per la stessa fragile inquietudine ), che in sottofondo mi (di-)strugge con "The Thrill is Gone"  mi viene in mente una scena del film "la Valle dell'Eden" tratto da Steinbeck), quando Cal (alias James Dean, alias Caino) va dalla madre, tenutaria di una casa d'appuntamento, madre che lo ha abbandonato quand'era piccolo e, in una scena di fortissima tensione emotiva le chiede disperato:

"perchè non mi vuoi"?

Spesso il cinema e la musica danno vita ai nostri fantasmi, quelli che si agitano dentro e fuori di noi, a volte più nel conscio che nell'inconscio. Fantasmi presenti, concreti, fantasmi quotidiani, fantasmi con volto e voce.

E la catarsi ha inizio.

Voglio ricordarlo così:

"C'era una volta un piccolo principe che viveva su un pianeta poco più grande di lui e aveva bisogno di un amico..."

Postato da: mistyjazz a 09:09 | link | commenti (16) |
caino, chet baker, fragilità, james dean, la valle delleden

 

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