lennie t | La cantante di jazz

La cantante di jazz

Pensieri e divagazioni intorno alla musica e al cinema

martedì, 11 ottobre 2005

In questi giorni Chet (Baker) mi tormenta. Ho riletto un libro che mi aveva fatto conoscere un amico di Roma (grazie, Mario), "Come se avessi le ali - Le memorie perdute", libro (auto) biografico scritto dalla moglie di Chet, Carol, libro che parla molto poco di musica, e molto della vita di Chet.

Citando Gianrico Bezzato, che ne ha scritto una bella recensione "La sua musica parla da sola e lui parla poco o nulla della sua musica. Si limita a narrare di quella festa mobile e a volte tragica che gli è girata intorno e in cui ha svolto per anni un ruolo di primo piano. Viene da immaginarlo seduto in un bar con la fretta di raccontarti tutto prima che il tuo bicchiere finisca.Tanto il suo non finirà mai". Libro insolito: Carol Baker si è limitata a raccogliere le "memorie" di Chet, gli appunti sparsi nella sua disordinata vita, senza interporvisi in prima persona, con una sofferta operazione di ricostruzione filologica.Chet iniziò a studiare musica all’età di 13 anni:il padre gli regalò un trombone. Chet, piccolo e gracile qual’era, non riusciva a suonarlo e così, fortunatamente, dovette “accontentarsi” del ripiego, la tromba. Alla fine della guerra, casualmente, gli fu proposta un’audizione con Charlie Parker. Chet si presentò e bastarono due pezzi afficnhè Parker capisse chi aveva di fronte. Aveva solo 22 anni. Finita la tournee con Parker, Chet face l’altro grande incontro della sua vita: Gerry Mulligan. Mulligan aveva lasciato New York, terra del “cool jazz” (do you know, Manuel?), terra di grandi musicisti, terra del "cool jazz" di Miles Davis, sopra tutti, ma terra di Parker e Gillespie, terra di Lennie Tristano e Dave Brubeck (e terra da dove prenderà le mosse l'hard bop), per spostarsi verso ovest alla ricerca di nuovi stimoli. L’incontro con Chet produsse quelle nuove sonorità definite “west coast sound”, solitamente considerate in opposizione al bianco “cool”, in realtà figlie della stessa corrente musicale: un jazz che smussava gli angoli del bop e recuperava un ritmo più interessante rispetto al cool,  per alcuni un "jazz furbo",  in realtà accattivante e di successo. Il successo, si. Molto lavoro per Chet  "faccia d'angelo", osannato dalla critica (Down Beat lo acclama per l'assolo in "My funny Valentine") e Chet lavora in quartetto; viene chiamta anche a Hollywood, ma rifiuta i film che gli vengono proposti: “voglio recitare”, dice, “non so che farmene di parti in cui suono senza dire nulla”. Ma il quartetto si scioglie. Chet inizia a sbandare: alcool e droghe diventano amici fedeli. Si trasferisce in Italia, la sua seconda patria, la sua “vera patria”, come dirà lui stesso; qui conosce la sua futura moglie, la modella inglese Carol Jackson (la Carol Baker del libro). La scena musicale intanto cambia: sono gli anni del fenomeno “british”, della scena rock, il jazz soffre, diviene musica di nicchia, musica di piccoli club...  Chet non è fatto per adattarsi. Si ritrova nella polvere, ed è costretto ad accettare qualsiasi ingaggio (e qualsiasi disco) pur di lavorare. A fare la spola tra l’america e l’Europa. Una notte del 1966, all’uscita da un locale, Chet viene massacrato di botte. Si parla di un regolamento di conti, forse, si dice, qualche pusher non soddisfatto.

 

 

Gli rompono tutti i denti.

 

 

Anche gli incisivi.

 

 

Addio tromba.

 

 

Ci impiega due anni a riprendersi. Di più a riprendere contatto con il suo strumento. Pian piano riprende a suonare. Grazie a Dizzy Gillespie rientra nella scena newyorkese, ma è solo un miraggio: la musica è cambiata, e per Chet non c’è posto. Torna in Italia, cercando e aspettando, contratti che non arrivano mai. Fino alla fine. Un volo da un albergo di Amsterdam nel cuore della notte. Qualcuno ha parlato di suicidio. Qualcun’altro di un regolamento di conti. Il caso è stato archiviato. Era il 13 maggio 1988.

In fondo soffiava solo in una tromba...

 

La maturità è una grande cosa, sia dal punto di vista umano che artistico. Un tempo non amavo Chet; ora non solo lo amo, lo “sento”. Ed è indescrivibile. Provate ad ascoltare “Prince of Cool”: tre cd assolutamente diversi tra loro. Tutto Chet. Io amo il numero uno...ballads e love songs... con quella tromba lunare, che lui solo sapeva far "cantare" così,  tanto simile a Miles (il MIles di “Ascensore per il patibolo”) e nello stesso tempo così struggente,come neanche Miles...

Chet ha vissuto a lungo in Italia e tanto ha amato il nostro Paese. Questa sotto è una foto che lo ritrae in Italia in tempi ancora felici, con alcuni tra i più famosi jazzisti italiani dell'epoca.

Parlerò anche di loro, prossimamente. Un amico giornalista di Roma mi ha raccontato tanti aneddoti, tante storie sepolte dal tempo.. storie che meritano di essere raccontate.

P.S. La tromba, regalo di un amico, è ancorà lì... Ogni tanto la guardo... Avrò mai il coraggio, Chet?

Postato da: mistyjazz a 20:27 | link | commenti (14) |
italia, tromba, dizzy gillespie, charlie parker, chet baber, down beat, my funny valentine, lennie t

 

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